Quando PLAY ti fa inc****re

Ma proprio inc****re. Di quelle inc****ture pesanti, nervose, lunghe.

Ti inc***i fin da subito, perchè tre giorni di fiera non sai come c***o li affronterai. Hai superato i 30, c***o. Non sei più un ragazzino.

Ti inc***i perchè “il 68” c***o l’hai mancato di quei buoni 20 e passa anni, non hai idea di come mettere su uno stand decente. Poi ti inc***i perchè ti hanno sistemato lo stand in un posto diverso dal solito.

Ti inc***i per il traffico in tangenziale, per i parcheggi, per le c***o di file in fiera, e il tempo perso ad aspettare anche solo di pisciare (non sarà mica una parolaccia?).

Ti inc***i per il c***o di ristorante che di Sabato sera apparentemente non è in grado ne di prendere ordini dai clienti ne di preparare del cibo, quindi ti chiedi anche che c***o lo hanno aperto a fare un c***o di ristorante questi qui.

Ti inc***i perchè ora che suona la sveglia Domenica mattina il tuo compagno di stanza è ragionevolmente morto o si è sposato il Velociraptor con cui ha fatto sesso sfrenato fino alle 6 di mattina.

Ti inc***i insomma, e anche tanto.

Poi, qualche giorno dopo, ti ritrovi a pensare sul perchè ti sei inc***ato così tanto.

E la verità è che ti inc***i perchè a PLAY tutto deve essere perfetto c***o. Perchè, c***o, non si può mica fare brutta figura con la gente, con gli Ospiti, con la stampa, col TreEmme, con chiunque. Perchè dopo dieci anni, questa c***o di fiera la senti un po’ tua, nel tuo piccolo. Sei di casa. E la verità è che vorresti riuscire a fare di più, vorresti poter fare l’impossibile e fare uscire tutti contenti. Tutto perfetto, preciso, svizzero anzi diciamo pure german per stare a tema.

Ma l’impossibile, per definizione, è abbastanza difficile da ottenere. E allora ti ritrovi a meditare sulla decima edizione della più grande fiera del gioco italiana: su cosa hai portato a casa, su cosa sei riuscito a fare, su cosa SIETE riusciti a fare. Ti ritrovi a pensare che centinaia di persone si sono sbattute e in tre giorni ne hanno fatte giocare migliaia, che a loro volta sono tornate a casa per continuare questa specie di infinita catena di sant’Antonio ludica. Hai passato il weekend circondato dalle migliori persone che in questi dieci anni sei riuscito a tenerti vicino, e insieme a tutte quelle facce strane in maglia blu, quei tizi che continuano ad essere così contenti di vederti e chissà Dio perchè. Sarà la lontananza geografica. Hai avuto la fortuna di incrociare alcuni tra i migliori game designer italiani e non, gente a cui ormai dai amichevolmente del “tu”. Sei riuscito a partecipare a un evento visionario che puntava ad unire editori, stampa, venditori e associazioni in un unica stanza per farli dialogare insieme, forse per la prima volta in assoluto. Hai provato e spiegato giochi, discusso regolamenti, comprato troppo e anche trovato qualche chicca tra gli scaffali. Hai, insomma, fatto un altro passo nella grande storia di PLAY. Una storia che si muove in avanti, sempre e comunque ogni anno. Una storia a cui sei fiero di far parte, onestamente.

Quindi, alla fine dei conti, perchè c***o eri così inc***to?

 

Toy
Art Director – Ludus Iovis Diei (titolo auto imposto)

 

Nessun asterisco è stato maltrattato durante la realizzazione di questo articolo.

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